ROBERTO BRUNELLI
La sparizione

Ripetutamente Filippo segnala alle autorità Italiane e Ucraine che Roberto va a scuola, ma le autorità ucraine non fanno nulla malgrado le pressioni dei ministeri italiani e degli avvocati di Filippo fino a quando...

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1 novembre 2011

Filippo viene contattato dalla sua ex-moglie tramite e-mail che lo informa che le autorità giudiziarie si erano recate alla scuola di Roberto e lo avevano preso per portarlo in un istituto (Orfanatrofio o qualcosa del genere hanno detto dato che non hanno le case famiglia).
Avendo problemi a contattare il suo avvocato ucraino Filippo ha contattato il consolato Italiano a Kiev per avere assistenza. Il consolato italiano riesce a mettersi in contatto con l' avvocato e a farlo contattare da lei.
Tramite il suo avvocato in Ucraina e dopo una lunga discussione Filippo riesce a convincere le autorità ucraine a non mettere il bambino in un istituto, visto anche come sono gli istituti in ucraina, ma a lasciarlo in consegna alla madre fino a quando non sarà andato a prenderlo, con l'assicurazione che la madre non sarebbe sparita nuovamente.
Telefonate avute quel giorno da Filippo per evitare che il bambino finisca in un istituto e impegno di Anna a consegnare il bambino
1° Telefonata  (Risponde la mamma di Anna e dice di richiamare tra 5 minuti)
2° Telefonata (Anna non vuole contattare il consolato italiano per risolvere il problema)
3° Telefonata (nessun rappresentante delle autorità ucraine disposto a prendersi la responsabilità)
4° Telefonata (Anna da più importanza alla sua casa che non a Roberto)
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1 novembre 2011

Filippo riceve una comunicazione ufficiale dall'autorità centrale che il minore è stato localizzato in ucraina e che le autorità ucraine danno tempo 2 settimane per dare attuazione alla sentenza ucraina di rimpatrio.
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4 Novembre 2011

Filippo acquista i biglietti per lui e per il figlio e informa il suo avvocato che il 6 sarebbe partito per l'Ucraina. Il suo avvocato informa prontamente le autorità Ucraine che il giorno 6 sarebbe stato in ucraina e il 7 avrebbero dato seguito alla sentenza di rimpatrio del minore, per ripartire il giorno 7 stesso con il minore, con il volo delle 14.40.
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6 Novembre 2011

Filippo si reca in Ucraina e si incontro con il suo avvocato e con l'interprete. Il suo avvocato lo informa che ha fissato per il giorno 7 alle ore 10.00 presso l'ufficio preposto l'eseguzione della sentenza: sarebbero andati lì, quindi, disbrigato le pratiche burocratiche, sarebbero andati alla scuola di Roberto per eseguire la sentenza e che tutte le autorità erano state informate del caso.
In quell'occasione Filippo viene a sapere che comunque Roberto non sarebbe stato messo in un istituto perché Anna si era opposta e le autorità incaricate hanno rilasciato una dichiarazione nella quale si diceva che non v'era posto in nessun istituto della regione.
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7 Novembre 2011

l'avvocato ucraino di Filippo si presenta in hotel accompagnato da un interprete ( che parla inglese in quanto non ha rintracciato nessun interprete che parli italiano) e si recano all’ufficio come da accordi.
Arrivati  all’ufficio comunicano che loro non sapevano dell' arrivo -  mentre l' avvocato insiste che li aveva avvisati -  e che mancavano alcuni documenti che non erano stati preparati. Dopo una telefonata al consolato italiano, che ha provveduto a chiamare l’ufficio competente ucraino, tutta la documentazione viene “miracolosamente” ritrovata.
Si reciano dunque alla scuola di Roberto dove arriviano alle 13.00 ora italiana (14.00 ora ucraina). Filippo aveva già provveduto a spostare i biglietti di ritorno per il giorno dopo visto l’ora che si era fatta .
Una volta arrivati si rechiamo nell’ufficio della preside della scuola e viene comunicato al padre che devo aspettare ancora un’ora in quanto il bambino è ad un corso di musica ed , inoltre, mancavano delle altre persone che dovevano essere presenti per legge. 
Ecco il racconto di quello che è successo dal diario di Filippo:
...nell'ora circa che ho atteso si presentano parecchie persone, tanto da vederci costretti a spostarci in un aula della scuola.scuola di Roberto
Qua mi vengono presentate alcune persone che sono presenti, tra le quali uno psicologo, una direttrice di un orfanatrofio, dei politici locali (così li ha identificati il mio avvocato quando ho chiesto chi sono e quale veste hanno), l'insegnate di Roberto e altre persone che non conosco. In tutto erano circa una quindicina di persone, compreso il mio avvocato, i due ufficiali responsabili e il loro capo.
Mi fanno attendere ancora per parecchio tempo circa un'ora durante la quale vengo subissato di domante come se si trattasse di un interrogatorio da parte delle persone presenti.
Dopo appunto un'ora arriva mia moglie con il bambino in braccio, accompagnata da sua madre, la sua amica Ilona e da altre persone che si siedono all'altro capo dell'aula.
Chiedo se posso parlare in privato con mia moglie e lei acconsente. Ci spostiamo quindi nell'ufficio della preside. Roberto rimane sempre in braccio alla madre. Le chiedo se può lasciarlo alla nonna (sua madre) mentre io e lei parliamo da soli ma lei rifiuta.
In ufficio lei si mette subito a piangere (sempre tenendo Roberto in braccio) io abbraccio lei e Roberto. Le ripeto che non voglio togliere il bambino ma solo stare anche io con lui e vederlo crescere. Che possiamo trovare una soluzione, che magari adesso Roberto può venire con me in Italia fino a Natale e poi tornare da lei e che lei se vuole può accompagnarlo. Le chiedo di aiutarmi, di parlare con Roberto che non sia traumatico per lui e che comunque appena rientrato in Italia avrei fermato la causa per la sottrazione del minore. Lei mi continua a ripete che io le voglio male.
Le chiedo come e dove hanno vissuto negli ultimi due anni e lei si rifiuta di dirmelo dicendo che comunque anche se Roberto non è andato a scuola lei gli ha insegnato a leggere e scrivere e che il bambino è stato sempre bene.
Torniamo allora in aula dove ci sono anche le altre persone che ricominciano a interrogarmi.
Dopo un'ora che rispondevo a tutte le loro domande dico che non siamo lì per fare un altro processo, visto che ne abbiamo già passati tanti, e che nessuno si preoccupa o si è preoccupato di come viveva il minore per due anni, che non andava a scuola e non frequentava nessuno perché viveva da latitante.
Gli ufficiali Ucraini a quel punto dicono che è arrivato il momento di far eseguire la sentenza emessa il 30 luglio 2009.
Mi fanno firmare delle carte che certificano che il minore è stato trovato, quindi mi dicono "Che loro hanno trovato il minore ed io devo prenderlo perché loro non hanno la facoltà di consegnarlo"
Io protesto dicendo che non è possibile che devo prendere il bambino dalle braccia della madre, che è una cosa bestiale; loro insistono dicendo che devo farlo e farlo adesso perché la legge ucraina vuole così, quindi devo farlo e prenderlo dalle braccia della madre.
Protesto ancora ma mi impongono di farlo, quindi mi alzo e mi reco da mia moglie e prendo il bambino.
Lei non lo lascia e Roberto si mette a piangere, io faccio per lasciarlo e dico che non è possibile così ma loro insistono che devo fare in questo modo. Chiedo ad Anna di aiutarmi e darmi Roberto come vogliono le autorità ma lei si rifiuta. Quindi prendo il bambino e, lasciando la valigia per terra ( ero disposto al lasciare la valigia in Ucraina) mi avvio verso la porta.
A quel punto mi sento aggredire dai parenti di mia moglie alle spalle, con spinte, strappi e sberle e pugni sulla schiena e sul capo e qualche graffio.
La scena si protrae fino al corridoio della scuola, dove trovo il padre di Anna che mi si mette davanti e mi impedisce di andare da qualunque parte e mi spintona.
A quel punto lascio Roberto, ma mi informano che devo prenderlo per forza.
Chiedo che venga chiamata la polizia, mi informano che la polizia è stata chiamata ma che anche loro (la polizia) non possono fare niente. Comunque la polizia non si è mai presentata. Tutte le persone presenti si mettono a piangere, compreso il mio avvocato che mi guarda e mi dice "scusa Filippo ma è il mio cuore di mamma".
Durante la colluttazione sento dire in italiano "Se mi porti via il bambino ti ammazzo" ed altre voci in ucraino che, pur non capendo, sembravano minacciose.
Anna dice che Roberto deve andare in bagno ed io, preoccupato che nella confusione sparisca nuovamente, li accompagno, aspettando fuori dalla porta dei bagni, malgrado le proteste di Anna e di sua madre.
Quando torniamo la situazione è ancora movimentata, mi ripetono che devo prendere il minore dalle braccia della madre.
Propongo che Roberto venga con me in Italia almeno fino a Natale, (non mi preoccupavo per la scuola in quanto mi avevano già informato che in Ucraina anche se Roberto ha perso 2 anni di scuola poteva benissimo andare in 3° classe facendo un esame che avrebbe passato sicuramente) e se poi il bambino voleva tornare in Italia lo avrei accompagnato in Ucraina.
A quel punto si è calmata completamente la situazione e subito Anna ha detto "mettilo per iscritto".
Io ho detto che lo prometto anche perché non voglio che Roberto stia male con me e soffra, ma a quel punto è iniziata tutta la confusione nuovamente.
Mi hanno detto di prendere ancora Roberto altrimenti non potevo prenderlo perché la procedura dell'Ucraina prevede questo e che nessuno mi può aiutare.
A quel punto mettiamo per iscritto tutto l'accordo: mi fanno quindi scrivere un accordo in italiano che firmiamo sia io che Anna , e che gli ufficiali Ucraini confermano. Di questo accordo vengono fatte le copie che vengono consegnate ad ogni persona interessata.
Nell'accordo Anna si impegnava a portare Roberto il giorno seguente al mio hotel alle ore 11.00
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8 novembre 2011

Filippo viene contattato dal consolato italiano che gli chiedono se vuole fare denuncia.
Il padre informa che non è necessario anche perché non parla ne il russo ne l'ucraino e in inglese potrebbe avere delle difficoltà ad esprimersi correttamente, inoltre fare denuncia avrebbe comportato perdere un'altra giornata e lui alle 11.00 aspettava il figlio per partire e tornare con lui in Italia.
Alle 10.45 Filippo chiama la moglie che riattacca il telefono. Dopo di che non ha più risposto.
Con il suo avvocato chiamo gli ufficiali responsabili ucraini che lo informano che devono iniziare una pratica per vedere perché non si è presentata Anna.
Il suo avvocato lo informa inoltre che glielo hanno comunicato dall'ufficio responsabile dell'attuazione della sentenza, che Anna ha intenzione di sporgere una denuncia contro di lui, ma non sa quale.
Il consolato italiano lo chiama dicendo che stanno partendo da Kiev ma che sarebbero arrivati solo a sera tardi. A quel punto, mancava solo un'ora e venti minuti alla partenza del volo di ritorno e non potendo spostarlo nuovamente Filippo decide di ripartire per l'Italia ( anche perché era spaventato e solo).
La settimana seguente l' avvocato Ucraino comunica a Filippo che ha saputo in via non ufficiale che il giorno 8 novembre (il giorno che avrei dovuto tornare con Roberto in Italia) Anna era per tutta la mattina negli uffici delle autorità giudiziarie, le stesse che mi hanno comunicato che dovevano iniziare una nuova pratica per sapere perché lei non ha consegnato il minore.
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22 Novembre 2011

Filippo è ospite della trasmissione di Magalli su Rai 2 "I fatti Vostri".
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24 Novembre 2011

Filippo viene invitato dalla sign.ra Victoria Petrova di Chanel1 a mosca per un programma sulla sua storia. La signora Petrova, che ha contattato Filippo anche tramite skype, assicura che tramite loro lo avrebbero fatto tornare in Italia con il bambino, dato che la legge è tutta dalla sua parte e che i loro avvocati lavorano per questo. A fronte di queste premesse Filippo decide di accettare ed il giorno 28 registra la trasmissine.
Alla trasmissione sono presenti la moglie di Filippo, Anna, sua suocera la signora Ludmilla e l'amica di Anna Ilona. Durante la trasmissione Filippo riesce a controbattere a tutte le calunnie dette da Anna, presentando i documenti ufficiali, inoltre riesce ad avere un dialogo con un rappresentante del governo ucraino, il signor Yuri Pavlenko che informa che l'ucraina, malgrado gli accordi firmati e le senenze tra le quali una ucraina, non vuole consegnare il minore se questo si rifiuta.
A questo punto viene da chiedersi come può un bambino che da due anni non vede il padre, al quale il padre è stato dipinto come un mostro, poter scegliere...
A quel punto Filippo dice che lui è sempre stato favorevole a fare un accordo con Anna, nel caso lei lo rispetti, ma che non ha nessuna assicurazione che questo avvenga, visto sopprattutto quello che è successo dopo l'ultima volta; chiede quinti al signor Pavlenko se lui è disposto a farsi garante personalmente di un eventuale accordo che venisse firmato tra lui e la moglie, affinche Anna lo rispetti.
Il signor Pablenko si rifiuta per ben tre volte, fino a quando, incalzato dal pubblico e dal conduttore accetta.
Filippo ritorna in Italia. Da allora è riuscito a parlare con il figlio solamente una poche volte ed Anna non sembra voler collaborare nell'arrivare ad una soluzione pacifica dato che non aiuta Filippo nel riavere un rapporto con il figlio (audio) .
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© Brunelli Filippo
Roberto Brunelli: il ritrovamento
Ogni riferimento a persone e luoghi è reale
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Roberto Brunelli: La sparizione